...pensare con PARRESIA
venerdì 30 dicembre 2011
vivere è cominciare, sempre
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Luigi Maria Epicoco
"L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perchè vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante" (Cesare Pavese)
In questi giorni riflettevo sul fatto che nonostante più di trent'anni di onorata esistenza, mi pare sempre di dover cominciare tutto da capo. Cos'è cambiato? E' cambiata solo la mansuetudine con cui accetto i miei limiti e la moderazione con cui tratto gli entusiasmi delle mie utopie. Rimango in piedi più a lungo. Mi rialzo con più velocità. Accetto di essere un prodigio che convive con un bambino che rovina quasi sempre tutto nel meglio della festa. Accetto di essere porzione di luce e porzione di ombra. Terra e cielo. Dico tutto questo alla fine del 2011. Un altro anno scappato dalla mia consapevolezza che non riesce più a trattenere il tempo come quando da bambino facevo il conto alla rovescia per arrivare a 18 anni. E cosa porterò con me nel prossimo anno? Domanda inutile perchè le cose che mi porterò sono già addosso a me come profumo e ferite ugualmente indelebili.
La vita è una cosa bellissima, forse per lo stesso motivo che sostiene Pavese. In fin dei conti siamo sempre all'inizio, anche quando il tempo ci fa spuntare i primi capelli bianchi, e le scelte ormai sono definitive e non più negoziabili. E' bello vivere, perchè vivere è cominciare sempre, ad ogni istante...
martedì 20 dicembre 2011
segni d'avvento
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Luigi Maria Epicoco
"Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita" (A. D'Avenia)
A pochi giorni dal Natale sono costretto a ricordarmi che Dio non si fa bambino nel candore dei presepi sotto i nostri alberi. Dio si fa bambino di notte, quando non c'è luce, quando c'è la confusione delle paure, quando nessuno ti apre la porta per farti entrare a riposare, quando tutto sembra navigarti contro. Il mistero del natale non è il trionfo dei sorrisi, ma il trionfo della vita che nasce nonostante il buio all'intorno. Eppure è proprio al buio che si apprezza il valore della Luce. E' solo lì che capisci che la vita è una cosa seria, e non basta cambiare nei propositi, bisogna cambiare nei fatti, accettando di essere anche noi porzione di buio e desiderio di luce. Il dolore è l'unica cosa che abbiamo per accogliere la gioia. Solo una mancanza può far spazio a una pienezza. Benedetta sia allora anche la mancanza.
domenica 4 dicembre 2011
Fondali/6 Sentieri in preparazione alla Festa dell'Immacolata
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Luigi Maria Epicoco
Nel primo mistero della Luce contempliamo il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano...
Mi sono sempre domandato che fine facesse Maria nel Vangelo, sopratutto in quelle situazioni così nevralgiche e importanti della vita di Gesù. Ogni tanto il testo annota qualche riferimento a lei, ma per il resto c'è un grande silenzio. Eppure questo silenzio non è assenza ma è sfondo. Come in un quadro siamo abituati a guardare le cose raffigurate, quasi mai ci rendiamo conto del fatto che quelle figure sono disegnate su uno sfondo silenzioso, che non fa rumore ma aiuta quelle immagini ad essere comprese, collocate, rette. Lo sfondo delle cose è una immensa presenza silenziosissima. Maria è così. Perchè Ella è il prototipo delle persone che sanno davvero voler bene a qualcuno. Non ha manie di protagonismo, non vuole per forza imporsi nella vita di chi ama. Sa esserci, anche come un fondale silenzioso, fatto di attese, speranze, preghiere, sguardi, pianti, e persino incomprensioni. Maria è il fondale anche del Battesimo di Gesù nel Giordano. E' lì perchè dal cielo una voce dice che Gesù è il figlio prediletto, l'Amato; e se è amato significa che ha addosso l'amore di Dio, e l'amore di Dio è sempre qualcosa di concreto non di astratto. Maria è una fetta grossa di Amore concreto di Dio nella vita di Gesù. La Sua maternità è una fetta consistente di Amore del Padre. Il cielo non è in alto, è accanto a noi. Da Maria dovremmo imparare ad essere cielo per chi c'è accanto. In noi dovrebbero trovare quella consistenza di Dio che non ama rimanere un concetto, ma ama diventare esperienza.
Santa Maria, Amore consistente, viviamo in un mondo dove di consistente non c'è proprio niente. Qualcuno lo definisce "liquido", in realtà è vaporizzato. Tutto ci pare eccessivamente provvisorio per costruirci qualche certezza, così passiamo la maggior parte della nostra vita a tenerci in equilibrio sul precipizio di scelte che non faremo mai veramente. Aiutaci a saltare. Ricordaci che la fede ci da ali per non precipitare. E che parole come "per sempre", e "per tutta la vita", non sono gabbie, ma altezze che ci conducono molto più lontano dei sentieri del "finchè dura".
Santa Maria, Amore consistente, facci comprendere che le cose certe passano attraverso di noi, e che ciascuno può e deve diventare la modalità concreta attraverso cui gli altri toccano Dio.
Fai sperimentare anche a noi amori come quello di Maria. Circondaci di persone che non vogliono vivere al posto nostro, ma vogliono sorreggere la nostra vita come fondali silenziosi e gratuiti. Senza l'amore gratuito di qualcuno, non ricaveremo nulla da questo viaggio chiamato vita. E senza un bottino degno di questo viaggio, rischieremo di arrivare alla fine maledicendo i nostri giorni.
Santa Maria, Amore consistente, ti preghiamo per tutti quelli che non hanno fondali e che vagano di qua e di la disperati perchè si sentono sempre sbagliati e fuori posto. Dona loro un paio di coordinate di affetto, e dagli qualche dritta su come recuperare speranza, perchè rinfrancati da quello sbandamento possano concludere il loro viaggio benedicendo la vita nonostante quello che sono stati costretti a vivere. Te lo chiediamo anche per chi non ha nemmeno più forza di chiedere e di desiderare. Te lo chiediamo sopratutto per chi non sa nemmeno che esiste un fondale dove tutto ha senso.
Amen
Padre nostro...
10 Ave Maria...
Gloria al Padre...
sabato 3 dicembre 2011
Chi segue chi/5 Sentieri in preparazione alla Festa dell'Immacolata
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Luigi Maria Epicoco
Nel quinto mistero della gioia contempliamo lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio...
Brutta sensazione quella di accorgersi ad un tratto che la cosa a cui tieni di più te la sei persa per strada. Quel colpo al cuore che ad un tratto ti soffoca e ti spinge a terra, è lo stesso colpo che avranno sentito Maria e Giuseppe quando si sono accorti che Gesù non era nella carovana con loro. Mi piace pensare che il vangelo registri questa ragazzata (mica tanto!) di Gesù per far sentire meno soli e meno imbarazzati tutti quelli che per un motivo o per un altro si sono persi per strada la cosa più importante della loro vita. A volte è la distrazione, a volte è la superficialità, a volte è l'abitudine, fatto sta che al di la della causa, il perdere qualcosa di importante rimane tra le vertigini più brutte che si possano provare nella vita. Ma Maria e Giuseppe non si lasciano sopraffare da questa esperienza. Tornano indietro. Lo vanno a cercare. Così come quando si torna sugli stessi passi per vedere dove è caduta quella cosa che pensavamo avere in tasca. Maria e Giuseppe esplorano tutta la strada che hanno percorso fino a quell'istante. Saranno stati anche affranti, ma non disperati, perchè chi è disperato non cerca più, non torna più indietro perchè decide a tavolino che non c'è più niente da fare, non c'è più soluzione a quella cosa. Invece tornare sui nostri passi, seppur con il cuore in gola, è quello che il vangelo suggerisce a ciascuno di noi. E così tra i dottori del tempi scorgono Gesù dodicenne che interroga e risponde con i dottori della Legge. Lo hanno ritrovato, ma non sarà più come prima. Credo che da quel giorno in poi Maria e Giuseppe non daranno più per scontato nulla. Da quel giorno in poi avranno abolito ogni occasione di distrazione, di abitudine, di superficialità. Da quel giorno in poi avranno capito che la vita è una cosa seria, e a volte si può perdere in maniera definitiva. E rimane paradossale la domanda che Maria rivolge a Gesù: "Perchè c'hai fatto questo?"; pensando che quello smarrimento fosse stato causato da Gesù e non da loro. Perchè non è Gesù che deve seguire loro, sono loro che devono seguire Gesù. Il nostro cristianesimo a volte è così capovolto. Vogliamo che Gesù venga dietro a noi, alle nostre rotte, alle nostre decisioni, alle nostre prospettive, e quando non lo vediamo scodinzolare sui quei sentieri ci arrabbiamo. Ma siamo noi i discepoli non Lui. Siamo noi i veri figli non Lui. Siamo noi i pellegrini non Lui. Ed è a Lui che spetta il compito di camminare avanti, di scegliere le strade, di decidere i sentieri. A Lui. Perchè ci ama, e perchè è l'unico che conosce davvero la strada che ci conduce a ciò che vogliamo veramente.
Santa Maria, donna che torna indietro, insegnaci ad aprire gli occhi su quella modalità di vita che è la distrazione e l'abitudine, e facci comprendere che vivendo così si possono perdere le cose più importanti della vita. Sostienici quando soffocati dalla scoperta di simili smarrimenti ci viene di non vivere più e di non sperare più. Donaci l'umiltà dei ripensamenti, del tornare indietro e appoggiati a qualche povero san Giuseppe facci la grazia di ritrovare ciò che era smarrito.
Santa Maria, donna che torna indietro, capovolgi anche a noi la logica di non pretendere che sia Gesù a seguirci, e facci capire che i discepoli sono quelli che vogliono imparare e non quelli che credono di sapere già tutto.
Santa Maria, donna che torna indietro, ti preghiamo per tutti quelli che per orgoglio non vogliono ammettere di essersi persi del tutto ciò per cui vale la pena vivere. Smonta con amore di madre le impalcature dei loro ragionamenti, e riportali con i piedi per terra. Fai comprendere loro che solo i piedi per terra portano da qualche parte, e che le cose che si vedono con gli occhi chiusi non sempre sono vere. E anche se è difficile e doloroso, non è mai troppo tardi per riprovarci.
Amen.
venerdì 2 dicembre 2011
amar da soffrire/4 Sentieri in preparazione alla Festa dell'Immacolata
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Luigi Maria Epicoco
Nel quarto mistero della gioia contempliano la presentazione di Gesù al tempio…
Usanza voleva che ai tempi di Gesù dopo il parto le donne dovevano recarsi al tempio per l’offerta di purificazione. E a quell’appuntamento Maria, Giuseppe e il bambino Gesù incrociano la figura di Simeone. Le parole di quell’uomo sono di una immensa speranza, perché ad alta voce dichiarano che quel bambino stretto dentro fasce e recato in braccio da quella povera gente, è la “luce di tutte le genti”. Ma accompagna a questa dichiarazione una profezia per Maria: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Dietro queste parole si celano tutti gli effetti collaterali delle persone che decidono di amare. Quando tu ami qualcuno diventi vulnerabile, ti esponi al rischio di dover soffrire. Eppure non conosciamo niente di più grande e di più bello dell’amore e dell’amare. Che senso avrebbe la nostra vita senza questa vertigine? Che senso avrebbe svegliarsi la mattina e non sapere per chi e per cosa vivere? Ma vivere amando significa tenere da conto anche la possibilità della sofferenza per ciò che si ama, per quella estrema condivisione che alla fine fa sentire tuo anche ciò che è dell’amato. La paura di soffrire molto spesso ci toglie la voglia di vivere davvero, e così viviamo vite così tanto protette da essere ingessate, artificiali, tristi. Maria ci insegna ad accettare anche il retrogusto della sofferenza quando si beve a piene mani il vino della vita. Non conosciamo altre vie, altre tutele, altre alternative. Ciò a cui tieni devi essere disposto anche a pagarlo di persona. E questo è facile? No, ma comunque rimane possibile.
Santa Maria, donna che ama e soffre, ti preghiamo per quella brutta malattia che si chiama “paura di soffrire” che non ci fa più vivere vite degne. Fa che siamo disposti a rischiare comunque e a capire che la contropartita è sempre vantaggiosa rispetto alle spese.
Santa Maria, donna che ama e soffre, togli da noi ogni indugio, e lascia che torniamo a vivere respirando a pieni polmoni senza le apnee dell’ansia e dell’insicurezza. Libera le nostre case dallo smog del pessimismo e lascia che i nostri balconi tornino ad aprirsi sui cieli della speranza.
Santa Maria, donna che ama e soffre, facci capire che le cose che amiamo veramente valgono sempre molto di più di ogni spesa, e se anche a volte dobbiamo dare la vita per essi, ciò risulterà sempre più vantaggioso di ogni altro tipo di alternativa.
Santa Maria, donna che ama e soffre, ti preghiamo per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo per le cose che amano, per i volti delle persone amate, per il loro lavoro, per i loro amici, per i loro figli, per il destino dei loro paesi. Porta loro un po di sollievo e racconta a ciascuno come hai fatto ad andare avanti comunque senza mai lasciarti imbruttire dalle cose terribili della vita. Amen
giovedì 1 dicembre 2011
Comfort/3 Sentieri in preparazione alla Festa dell'Immacolata
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Luigi Maria Epicoco
Nel terzo mistero della gioia contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme…
La scelta dei contesti non è mai casuale nel Vangelo. Gesù non nasce ovunque, nasce a Betlemme, sperduta frazione della Giudea, paese Natale di Giuseppe. In questo piccolo villaggio si consuma l’evento più importante di tutta la storia. Betlemme è l’ombelico del mondo. Ma la cosa più necessaria di cui Gesù ha bisogno non glielo dà nessun locandiere, nessuna clinica specializzata, nessuna associazione di volontariato. La cosa più essenziale per Gesù che nasce glielo dà Maria Sua madre, e Giuseppe. Questa precisazione è assolutamente importante e allo stesso tempo rivoluzionaria. Dio non ha bisogno di chissà quali confort per venire nel mondo, anche nel nostro mondo. Non ha bisogno di chissà quali condizioni favorevoli per prolungare la sua venuta fino ai giorni nostri. Ha bisogno semplicemente di due persone che si vogliono bene tra di loro, e quindi vogliono bene a Lui. Senza questo bene orizzontale, aperto a quello verticale allora non c’è incarnazione, non c’è inizio, non c’è venuta, non c’è nascita, non c’è cristianesimo. Maria e Giuseppe ci insegnano quando dobbiamo tenere in gran conto l’amore tra di noi, l’amore orizzontale che scorre nei nostri rapporti quotidiani. In quel l’amore, in quel bene quotidiano, in cui molto spesso si abbassa la guardia perché ci si abitua, c’è l’ossatura portante di ogni occasione di presenza di Dio in mezzo a noi. La famiglia di Nazareth è il prototipo del posto ideale dove Gesù ama venire, ama stare, ama rivelarsi, ama consegnarsi, farsi riconoscere, accogliere, amare. In quella semplicità e sincerità troviamo le motivazioni per guardare in maniera straordinaria i nostri rapporti di bene quotidiani. Così mio marito non è più solo mio marito, mia moglie non è più solo mia moglie, mio figlio non è più solo mio figlio, il mio collega non è più solo il mio collega, il mio amico non è più solo il mio amico. Essi sono tutte occasioni dentro cui Dio può venire a patto che si costruiscano rapporti essenziali di bene vero. Mai quindi possiamo permetterci di barattare la qualità di un rapporto per altri fini e interessi. Se roviniamo quella qualità è come se avessimo sbarrato la porta a Dio che vuole continuare a venire, a nascere, a farsi presente, a salvarci.
Ma in questo quadro di Betlemme altre figure si incrociano. I pastori ad esempio. Essi rappresentano la scelta preferenziale di Dio per le persone e la loro dignità, al di là di quanto valgono o sono considerate agli occhi del mondo. Ai tempi di Gesù un pastore non era proprio un soggetto credibile e affidabile, eppure Dio sceglie loro per fare da padrini all’evento più vero e affidabile della storia. Perché Dio salva sempre le persone dall’etichette. Guarda sempre i cuori e non le apparenze. Giudica scommettendo sulla fiducia invece di calcolare la media degli errori. E Maria non si rifiuta di far vedere quel figlio, quel bambino benedetto, il Figlio di Dio, L’Emmanuele, il Dio con noi.
Santa, Madre partoriente, tu che rifiutata da tutti gli alberghi di Betlemme hai messo al mondo Gesù in un luogo di fortuna, facci comprendere che Cristo ha bisogno solo di rapporti leali, più che di posti ideali, per venire al mondo. Ricordaci che le persone come Giuseppe valgono più di tanti soldi in banca, e se non si hanno nemmeno le cose più essenziali, apri i nostri occhi all’unica priorità vera che c’è nella vita: sentirsi amati da qualcuno. Prestaci per un po di tempo l’operosità silenziosa e nascosta dell’uomo che amavi, e magari alla scuola della bottega di Giuseppe capiremo che la differenza non la fanno le parole, ma i silenzi carichi di opere concrete.
Santa Maria, Madre partoriente, tu che la tradizione pone sopra un asinello in viaggio verso Betlemme, facci riscoprire il valore di essere mansueti e umili, mentre procediamo piano piano nella vita, in un mondo che vuole da noi fretta e velocità. Certi viaggi è meglio farli piano che correre e farsi male. Aiutaci a rallentare il passo per gustare le cose e toglici l’ansia di correre da una parte all’altra senza provare più nessuna passione.
Santa Maria, Madre partoriente, ti preghiamo per tutte le donne madri che hanno paura della maternità, per quelle doloranti di sensi di colpa perché non trovano il coraggio di decidersi per la vita, e per quelle convinte che l’aborto sia solo un anticoncezionale. Dona loro la consapevolezza che la vita è una cosa sacra, e che è la cosa più vicina a Dio che noi conosciamo, e solo il loro essere donne le pone in maniera privilegiata davanti a un dono così immenso.
Santa Maria, Madre partoriente, ti preghiamo anche per tutte quelle madri che non possono avere figli, aiuta loro a non mettere nel cassetto la loro maternità, e suggerisci loro strade di investimento di amore alternative, magari dando tempo e amore a chi una famiglia non ce l’ha.
Santa Maria, donna partoriente ti chiediamo tutti insieme perdono per tutte quelle madri che trasformano il loro grembo in tombe e in vicoli senza uscita, soffocando sul nascere la vita dei figli, spinti da disperazione o da quella orrenda superficialità così pubblicizzata da queste parti di mondo. Donaci un sussulto di coscienza e facci tornare ad essere indignati davanti a quello sfregio orrendo contro la vita che nessuna legge potrà rendere giusto e umano. Te lo chiediamo a te che sei donna, a te che sei madre. Amen
Padre nostro…
Ave Maria…
Gloria al Padre…
mercoledì 30 novembre 2011
Servizio/2 (Sentieri in preparazione alla festa dell'Immacolata)
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Luigi Maria Epicoco
Nel secondo mistero della gioia contempliamo la Visita di Maria a santa Elisabetta…
La prova del nove del cristianesimo non consiste nel saper rispondere a tutte le domande del Catechismo della Chiesa Cattolica. La prova del nove della nostra fede in Gesù la si gioca sulla carità, sul servizio verso gli altri. Maria ne è l’esempio più bello. Gravida di gioia e di Cristo, non si rinchiude in un atteggiamento di autosufficienza e goduria personale, sente la necessità di rendere visibile quella gioia attraverso la condivisione. E così ci insegna che una gioia che non rende felice anche gli altri non è una gioia vera, non è una gioia che viene da Dio. Alleviare la vita degli altri è per noi il termometro attraverso cui misuriamo la febbre della nostra fede e della nostra passione verso Cristo. Troppo spesso pensiamo che la fede crei una pace interiore malata di solitudine ed autosufficienza. Se ciò che riguarda la nostra fede non cambia anche la vita degli altri, allora non serve a nulla credere e soprattutto è bene diffidare da una simile fede. Gesù stesso si inginocchia e lava i piedi agli apostoli per insegnar loro uno stile di amore che non ha niente a che fare con l’apparenza ma con la sostanza, anche quella più sgradevole e fastidiosa come i piedi di chi ci sta accanto. Piegati, così, sui piedi della storia, possiamo mostrare tutta la regalità di Cristo che a differenza della logica del mondo, insegna che regnare è innanzitutto servire, cioè sentire la responsabilità verso il prossimo. Ma Maria ci insegna anche il coraggio e l’intraprendenza, perché seppur sola “si incammina in fretta” verso il villaggio della cugina Elisabetta. Maria può permettersi questa audacia perché solo apparentemente è sola, in realtà ha dentro il suo grembo Cristo. E’ lui il motore del nostro coraggio e della nostra audacia. Da soli preferiremmo sempre il calduccio della nostra pigrizia e gli orti ristretti delle nostre insicurezze. Lui invece “smuove”, costringe alla corsa, a camminare in fretta senza perdere tempo, perché la vita non dura per sempre, e ogni istante è unico e irripetibile, e non tollera sprechi. Maria non spreca nulla, investe ogni istante della sua vita. Lo investe anche quando non capisce fino in fondo e quando non è capita fino in fondo. Vive appassionatamente e totalmente anche se nessuno gli domanda conferenze e spiegazioni, anche se nessuno la intervista o gli domanda il conto. Non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno perché non vive poggiandosi sul consenso degli altri ma sulla fedeltà a Qualcuno che sa che c’è anche se molte volte è reputato Assente. Dio è una certezza che quando la sperimenti non è detto che rimane evidente per tutto il tempo, per lunghi periodo risulta come eclissato, scomparso, nascosto, ma rimane comunque certezza perché anche se per un solo istante tu lo hai visto, intuito, sentito. E’ come un bambino nel grembo della madre. Gli altri non lo vedono ma la madre sa bene che è nel suo grembo. Siamo chiamati a portare Cristo nella storia, e a volte sarà nascosto nel grembo dei nostri giorni, altre volte lo dovremmo partorire agli altri, mostrarlo, indicarlo, offrirlo, porgerlo, farlo vedere. Ma Cristo lo si capisce solo nella logica della Madre. Altre logiche mondane non si addicono a Lui, e sfugge il racconto. E nella logica della Madre, Elisabetta è il porto d’approdo dell’annunciazione. Non si può comprendere ciò che Maria ha vissuto nel dialogo con l’angelo Gabriele, finchè non arriva alle soglie della casa di Elisabetta. Solo lì, in quella casa di amici e servizio, trova la forza per sciogliere la lingua e cantare il suo magnificat. Si, perché il cristianesimo è aiutare gli altri a cantare i loro Magnificat e i loro Miserere. A raccontare i grazie o a trovare il coraggio di chiedere perdono. A dichiarare la vittoria di chi solitamente perde, o a urlare ai cieli le ferite dei nostri perché. I cristiani dovrebbero favorire la digestione di ciò che capita nella vita, e non lasciare che certi nodi rimangano fermi in gola, o bloccati alla bocca del nostro stomaco. E il motore di tutto questo? Gesù ovviamente.
Santa Maria, Madre coraggiosa, aiutaci a completare gli annunci che la fede ha seminato nel nostro cuore. Facci capire che solo quando la fede diventa responsabilità verso gli altri allora sprigiona il suo potenziale. Liberaci dalla tentazione di vivere il cristianesimo come un rifugio dal mondo, e spiegaci il perché i luoghi aperti sono gli spazi preferiti del vangelo.
Santa Maria, Madre che corre, dai una spinta anche al nostro passo pigro. Mettici la fretta di chi conosce la ferita dello spreco del tempo, e incamminaci fuori dai recinti del nostro egoismo. Perché solo lasciando le mura del tornaconto, e la quiete di chi pensa solo a se stesso, sperimenteremo paesaggi nuovi e aria nuova, e forse capiremo anche qualcosa di noi stessi.
Ricorda a ciascuno di noi che i volti delle Elisabette che andiamo a servire molto spesso diventano la provocazione che ridona senso a ciò che viviamo. Solo i poveri (anche quelli che non mancano di pane ma di amore) possono darci cose che nessun altro può darci. Basta solo abituarsi ad accettare la vertigine di dare senza volere per forza in cambio qualcosa.
Convincici che solo la gratuità apre la strada all’imprevisto. Chi calcola quasi sempre rimane deluso. E tu, o Madre, sei esperta di investimenti a fondo perduto, investimenti che non conoscono mai crisi finanziarie perché seguono le logiche economiche del cielo.
Santa Maria, donna che canta, scrivi con noi i testi di gratitudine che quasi mai rivolgiamo al cielo e alla gente che ci ama. Facci capire che il valore di un grazie supera persino la soddisfazione di una richiesta ascoltata. E abituàti a guardare il bicchiere tutto intero capiremo che quello mezzo vuoto è solo vuoto, e ciò che vale la pena è quello mezzo pieno, perché regge anche quello vuoto che lo sovrasta.
Padre nostro...
10 Ave Maria...
Gloria al Padre...
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